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I vincitori di Sanremo 2018

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La sessantottesima edizione del Festival di Sanremo ha visto vincere l’inedita coppia formata da Ermal Meta e Fabrizio Moro, già protagonisti dello scorso Festival con due autentici capolavori.

A seguire, sul podio, troviamo Lo stato sociale e Annalisa, con due canzoni completamente diverse tra loro, ma ugualmente d’impatto.

Il Festival di Sanremo 2018 ha visto un record di ascolti senza precedenti negli ultimi anni, grazie anche alle splendide prestazioni di Favino, di Baglioni e della sempre bellissima e capace Michelle Hunziker.

Sul gradino più basso del podio si è piazzata Annalisa, col suo singolo “Il mondo prima di te“: come ci si poteva aspettare dal direttore artistico Baglioni, il testo è molto profondo, un inno all’amore vero, quello che ti strappa il cuore e non ti lascia indifferente, che ti fa venire voglia di gridare e di esprimere ad alta voce la tua felicità, dopo piccoli sussulti iniziali.

Annalisa a Sanremo 2018

Questo è quello che traspare dal testo, ma anche dalla musica: un ritmo lento e leggero nelle strofe, mentre nel ritornello si alza il volume, si alza il ritmo, si alza anche la “pesantezza” delle note e del senso dell’amore vero.

Complimenti davvero ad Annalisa, che ha saputo lanciare questo messaggio, spaccando lo schermo e rapendo il cuore di tantissimi appassionati: si può dire che almeno una tradizionale canzone di Sanremo è arrivata in fondo alla competizione.

Già, perché al secondo posto, contro ogni aspettativa (o quasi), si è piazzata l’allegra e simpatica canzone de Lo stato sociale, che hanno fatto breccia nel pubblico sia con la loro musica che con la loro coreografia, dato che sul palco si sono portati un’arzilla signora di 83 anni, che ha ballato con la grazia e la veemenza di una ragazzina.

Coreografia a parte, la canzone è molto più simile, per testo e musica, all’ultima che ha vinto il Festival, ovvero “Occidentali’s karma” di Francesco Gabbani: “Una vita in vacanza” sembrano tante parole messe in fila senza un vero senso logico, ma a un secondo ascolto il messaggio sociale è chiaro, e non è nemmeno così banale come si può pensare.

A ingannare è sicuramente la musica allegra, leggera, quasi da hit estiva, che a Sanremo non siamo abituati a sentire e, sicuramente, a veder trionfare, ma tant’è: quello de Lo stato sociale è un pezzo che fa riflettere sulla vita, sul cosa ci portano fatica e sudore, su quanto il quotidiano possa logorare. E allora, “perché lo fai?”.

una vita in vacanza sanremo 2018

E arriviamo così al primo posto, “Non mi avete fatto niente“, del duo Meta-Moro.

Il pezzo è continuamente giocato sui contrasti, in primis sulla voce: pura e delicata quella di Meta, leggermente roca e più profonda di Moro; abbiamo poi l’opposizione tra una prima parte di canzone più lenta, ragionata, come a voler mettere bene in chiaro ciò che si vuole dire, e un ritmo più veloce e calzante nella seconda, come per sottolineare la voglia di passare oltre.

Questi gli aspetti tecnici, ma entrando nello specifico di un testo assolutamente sentito, il messaggio non può essere più limpido e più “sanremese” di questo: basta col razzismo, basta con gli stermini e le guerre di religione. Noi siamo uomini, non bestie che si ammazzano in nome di un dio che non hanno mai visto. E il messaggio è arrivato nelle case italiane, nonostante, però, qualche polemica.

Sì, perché dopo la prima puntata, i due artisti sono stati accusati di plagio: a Sanremo 2015, lo stesso autore di questa canzone, Andrea Febo, aveva scritto un testo per Ambra Calvani e Gabriele de Pascali, che però non registrarono mai in studio questa canzone, che aveva lo stesso ritornello.

Essendo, però, che il ritornello non costituisce più del 30% della canzone, le solite regole ferree del Festival si sono ammorbidite e hanno permesso al duo di continuare la gara e di vincere il trofeo.

Per molti è stato il trionfo della canzone italiana, per alcuni l’ennesima prova che il nostro Paese sta andando alla rovina, che l’immagine dell’Italia nel mondo verrà rovinata quando i due andranno all’Eurofestival e tante altre piccole cose che, francamente lasciano il tempo che trovano.

Perché, se è vero che l’accusa è grave, è altrettanto vero che è rimasta tale: spesso noi italiani gridiamo allo scandalo, cerchiamo la polemica in qualsiasi cosa, ci piace lamentarci del nostro Paese; e poi, però, ci dimentichiamo la grande quanto basilare differenza tra accusa e condanna: se le regole hanno stabilito che i due cantanti sono innocenti, chi siamo noi per dire il contrario?

Se pensiamo che dietro ogni cosa ci sia un complotto, perché continuiamo a dare visibilità a certi programmi? Perché, in fondo, lo sappiamo che il nostro animo polemico spesso vuole farla da padrone.

Siamo sicuri, però, che tolti pochi fanatici, la maggior parte degli italiani ha davvero apprezzato questo pezzo, si sarà sentita sicura e confortata dalle parole di due artisti che, con la loro voce, hanno cercato di denunciare un problema importante e attuale come il terrorismo e, allo stesso tempo, hanno scaldato il cuore di milioni di persone.

E pazienza per quei pochi haters che hanno ammorbato i social con le loro sterili lamentele: loro sono andati avanti per la propria strada e hanno vinto. Si può proprio dire che non gli avete fatto niente.

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